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Cuffaro La versione di Totò

La presentazione del libro "Cuffaro, tutt'altra storia" di Simone Nastasi è lo spunto per l'ex governatore per rilanciare la richiesta di revisione del processo: "La mia storia non può essere solo fango", dice

- 15/01/2016

Totò Cuffaro, forte dei cinque anni scontati a Rebibbia, non smette di autoassolversi e di dirsi innocente. L’ossessione di “ripristinare il mio onore, la mia storia, che non può essere solo fango”, resta in primo piano.

Ad appena un mese dalla scarcerazione, l’ex presidente della Regione Sicilia, condannato a oltre sette anni per aver favorito Cosa Nostra, torna a parlare di processo. E precisamente di uno nuovo, quello di revisione, “per il quale, lo anticipo subito, rinuncio a qualsiasi indennizzo”, afferma nell’intervista rilasciata in occasione dell’uscita del libro di Simone Nastasi, “Cuffaro tutt’altra storia”, in cui il giornalista romano, ricostruendo la vcenda processuale, si chiede se davvero il “Cavaliere bianco” sia veramente colpevole.

La presentazione del libro di Nastasi, nell'Agrigentino, si terrà naturalmente a Raffadali, luogo d'origine di Cuffaro, domenica 17 gennaio alle 10 al Metabirrificio “La terra e il sole”. La discussione, moderata da Agata Gueli, dirigente scolastico, vedrà la partecipazione dell’editore Bonfirraro oltre che dell’autore. Saranno poi presenti il sindaco di Raffadali, Silvio Cuffaro, fratello di Totò, Stefano Gullo, ex sindaco di Ribera, il penalista Enrico Quattrocchi e Giuseppe Scozzari, avvocato ed ex parlamentare già componente della Commissione nazionale antimafia. 

Non è certo la prima volta che Cuffaro annuncia la richiesta di revisione del processo. Lo aveva fatto appena emessa la sentenza di Cassazione. “Questa speranza mi ha dato conforto e forza in carcere – afferma l'ex presidente della Regione –. Adesso che ho finito di scontare per intero la mia pena per cui nessuno potrà venirmi a dire che non ho voluto pagare il mio conto con la giustizia, vi anticipo subito che stiamo preparando la revisione. È stata effettuata un’ulteriore perizia con le più moderne tecnologie, tramite strumenti avanzatissimi”.

Cuffaro è intenzionato a riaprire quella pagina di storia a partire proprio dalla “prova regina”, ovvero dalla testimonianza che lo inchiodò al processo. Le parole della signora Gisella Greco non hanno lasciato dubbi agli inquirenti riguardo la partecipazione attiva di Cuffaro nella fuga di notizie che a giugno del 2001 portò il boss di Brancaccio, Giuseppe Guttaduro, a scoprire le microsopie installate nella sua abitazione. Le ultime parole registrate dalle cimici prima della loro distruzione sono quelle della moglie del boss: “E meno male che ce l'hanno detto”, e poi “veru ragiuni avìa Totò Cuffaro”.

L’ex governatore continua a insistere sull’infondatezza dell’accusa. “Quella frase detta non è mai stata detta; in quel momento non c’è nessuna donna che parla; la microspia non è mai stata tolta dal luogo in cui era stata posizionata dai Ros”, afferma elencando i tre punti principali che intende dimostrare.

“Se si dovesse dare un giudizio sulla mia vicenda giudiziaria – dice ancora Cuffaro – partendo da questo nessuno potrebbe basarvi un processo. E non perché lo dico io, ma perché lo hanno affermato i periti del tribunale. Quando vennero chiamati in causa questi esperti, dissero subito che tale intercettazione non c’era”.

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